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Il Carnevale


Storico Carnevale di Ivrea

Il Carnevale di Ivrea è una rappresentazione storica vecchia di duecento anni... Nei giorni del Carnevale, gli Eporediesi diventano padroni della città, raccogliendosi attorno ai protagonisti della manifestazione , la Mugnaia e il Generale e al loro seguito, dando vita a quel bellissimo spettacolo che è la BATTAGLIA DELLE ARANCE. Una caratteristica di questo carnevale è che si svolge in un periodo molto lungo: dall'Epifania al mercoledì delle ceneri.

La vicenda di questa festa risale al 1800, quando i vari rioni di Ivrea festeggiavano ognuno nel proprio cantone il Carnevale. Allora il governo napoleonico, sotto il quale era venuta a trovarsi Ivrea, impose di unificare i vari carnevali e fu consentito ad un cittadino eporediese di vestire i panni di Generale dell'esercito napoleonico e di circondarsi di Aiutanti di Campo e Ufficiali di Stato Maggiore.

 

A quest'epoca risale anche l'obbligo per tutti di indossare il " berretto frigio ", simbolo della Rivoluzione francese. Ma lo spirito di libertà degli Eporediesi ha origini già nel 1194.

Si narra che, secondo l'usanza del tempo, il tiranno, il conte Ranieri di Biandrate, pretendesse di esercitare lo " jus primae noctis ", ovvero di passare con le spose la prima notte di nozze. Questa sorte toccò anche a Violetta, la figlia di un mugnaio, che riuscì a ribellarsi alle pretese del tiranno, mozzandogli la testa con un pugnale nascosto sotto la veste nunziale e poi mostrandola al popolo eporediese raccolto sotto gli spalti del Castellazzo. La Mugnaia scatenò così una rivolta popolare che portò alla distruzione del Castellazzo.

La Battaglia delle Arance è una delle più belle rappresentazioni dell'insurrezione popolare: gli aranceri a piedi (rappresentati dalle 9 squadre: Asso di Picche, Morte, Scacchi, Arduini, Diavoli, Mercenari, Pantere, Credendari e Tuchini) rappresentano il popolo, in lotta contro quelli sui carri, simbolo delle guardie del tiranno.

 

LA BATTAGLIA DELLE ARANCE

La tradizione del getto delle arance affonda le sue radici a metà dell Ottocento. Ancor prima e più precisamente nel Medioevo, erano i fagioli i protagonisti della battaglia: si narra infatti che due volte l'anno il feudatario donasse una pignatta di fagioli alle famiglie povere, e queste, per disprezzo, gettassero i fagioli per le strade.

I fagioli servirono poi, nel tempo del carnevale, come scherzosi proiettili da lanciare addosso agli improvvisati avversari. Una grossa lacuna storica impedisce di capire come dai fagioli si sia passati al lancio della arance.

La battaglia si svolgeva inizialmente fra le persone sui balconi ed i passanti, con l'uso di fiori, coriandoli e arance, ad imitazione dei grandi Carnevali di Nizza marittima da cui provenivano i primi agrumi. Consolidatasi come tradizione, la battaglia assunse presto il carattere di un vero e proprio scontro, che dai balconi scese in piazza.

Ma è solo dal secondo dopoguerra che assunse i valori attuali: oggi lo scontro si svolge nelle piazze del centro storico e vede impegnati su opposti fronti gli equipaggi dei carri (simbolo delle guardie del tiranno) e le squadre degli aranceri a piedi (i popolani ribelli), costituite da centinaia di tiratori. E' questo certamente il momento più spettacolare di quella lotta per la libertà che viene rappresentata nel Carnevale di Ivrea.

La battaglia delle arance è anche il momento in cui più alta è la partecipazione collettiva: tutti possono infatti prendervi parte, iscrivendosi in una delle squadre da tempo attive. Esse sono nove e precisamente: Picche, Tuchini, Scacchi, Morte, Arduini, Pantera Nera, Diavoli, Mercenari e Credendari.




CALENDARIO DEL CARNEVALE:

MATTINA DELL'EPIFANIA = Pifferi e Tamburi annunciano per le vie e le piazze di Ivrea l'inizio del Carnevale e chiamano tutti a raccolta per la presentazione del nuovo Generale. Poi la processione fino alla cappella dei Tre Re Magi sul Monte Stella.

DUE DOMENICHE SUCCESSIVE CHE PRECEDONO IL GIOVEDI' GRASSO = si svolge "l'alzata degli Abbà", i piccoli priori dei rioni cittadini, presentati alla popolazione dai balconi nei rispettivi quartieri...

GIOVEDI' GRASSO = nel salone d'onore del Palazzo Civico, il Sindaco consegna la fascia tricolore al Generale, che assume i pieni poteri; viene quindi data lettura del Proclama dal Balcone. La giornata si concluderà, dopo la visita al Vescovo, con l'attesa festa mascherata in Piazza Ottinetti e in Piazza di Città.

SABATO GRASSO = alle ventuno, una enorme folla partecipa all'apparizione della Mugnaia che viene finalmente presentata dal Sostituto Gran Cancelliere dal balcone del Palazzo Civico, e si entra poi nel vivo del Carnevale. Il corteo dei personaggi storici e degli aranceri, tra i fuochi d'artificio e le fiaccole, sfilano per le strade di Ivrea, recandosi ad aprire le feste rionali.

DOMENICA = distribuzioni dei "fagioli grassi" della fagiolata del Castellazzo. Sul ponte vecchio il Podestà svolge la storica manifestazione della "Preda in Dora"; il Podestà tira nel fiume una pietra del Castellazzo a spregio e monito per i tiranni di tutti i tempi. Nel pomeriggio inizia la tanto attesa "Battaglia delle Arance". Gli spettatori dovranno indossare il " berretto frigio ".

LUNEDI' = sulle piazze del centro storico, le ultime spose dei rioni piantano " 'I pic a l'uso antich ": si da inizio simbolicamente allo scava in cui vengono infissi gli "scarli". Nel pomeriggio riprende la battaglia delle arance, poi la Mugnaia e il Generale si recano a piedi a salutare gli aranceri sulle varie piazze.

MARTEDI' = nel pomeriggio nuova sfilata del corteo carnevalesco con l'ultima battaglia delle arance. Nel tardo pomeriggio, la premiazione degli aranceri e di quelli sul carro che si sono più distinti durante le battaglie. Alla sera gli Abbà portano le lanterne e le fiaccole per l'abbruciamento degli Scarli: è un magico spettacolo che precede la marcia funebre del Carnevale dove il generale e lo Stato Maggiore trascinano le spade sul selciato. Il carnevale termina ufficialmente con la cena a tarda notte.

MERCOLEDI' DELLE CENERI = ripresi gli abiti borghesi Mugnaia, Generale e corteo si dirigono in Borghetto per la distribuzione di "polenta e merluzzo" che simboleggia la fine delle manifestazioni .

Il carnevale termina con la famosa frase " Arvedse a giobia a'n bòt "

 

 

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